martedì 27 agosto 2019

Monte Pasubio zona di guerra (oltre le 52 gallerie)

Zona: PICCOLE DOLOMITI
Partenza: PIAN DELLE FUGAZZE (1162 mt)  Parcheggio https://goo.gl/maps/TyqHbA6qK85Y8TEe9
Arrivo: DENTI ITALIANO E AUSTRIACO (2203 mt) giro parzialmente ad anello
Dislivello: in salita 450 mt - in discesa 1150 mt
Difficoltà: E (Escursionistico)
Periodo consigliato: Da tarda primavera a fine autunno
Attenzione: nell'itinerario proposto è previsto un tratto in navetta a pagamento
Tempi di percorrenza: 6 h
Distanza da percorrere: Circa 11 km
Cartina Tabacco n' 056 - Piccole Dolomiti Pasubio



Quando sentiamo parlare del Monte Pasubio il pensiero cade subito sulle splendide e ormai affollatissime 52 gallerie, sentiero di 6 km per 700 ml di dislivello interamente scavato nella roccia che durante la prima guerra mondiale serviva i collegamenti con la zona di guerra in quanto la strada degli Scarubbi dopo la Strafexpedition era esposta al fuoco nemico. Il Monte Pasubio è anche molto altro, è la zona Sacra di guerra, è trincee e gallerie, è dente italiano e dente austriaco, è guerra di mine. L'atmosfera di guerra è ancora molto viva e le postazioni sono ancora li a testimoniare e ricordare i sacrifici di molti soldati, di molti ragazzi.
Per visitare questi luoghi occorre portarsi in zona galleria D'Havet, lo facciamo grazie al servizio navetta (www.mariottiviaggi.it -  tel. 340/5902929) che percorre i tornanti della camionabile a partire dall'Ossario del Pasubio e fa tappa al parcheggio di Pian delle Fugazze, nostro punto di partenza. Perchè prendere la navetta? Perchè i percorsi che permettono di arrivare alla galleria D'Havet e al Rifugio Papa sono di per sè delle escursioni giornaliere per il dislivello da percorrere percui si consiglia di portarsi in zona con la navetta oppure di spezzare il percorso in due giorni e pernottare al rifugio Papa.
L'ideale sarebbe percorrere il primo giorno la strada delle 52 gallerie e il secondo giorno la zona di guerra descritta in questa relazione fotografica.

Partiamo dunque dal parcheggio di Pian delle Fugazze e usufruiamo del servizio navetta:


Arriviamo dunque alla galleria D'Havet:


Dal piazzale della galleria ammiriamo il Carega:


A sinistra della galleria parte il sentiero 398:


Parte subito ripido e lo sarà per la prima mezz'ora di escursione:


I panorami si ampliano mano a mano che si sale:


Fino a scorgere una delle mete di oggi, il Soglio dell'Incudine:


Si percorrono alcuni sali-scendi:


Cartelli segnalatori prima del soglio dell'incudine:


Dall'alto intravvediamo la diga degli Speccheri:



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E là in fondo scorgiamo il gruppo del Brenta:



Si sale ancora:


E si iniziano a trovare le prime stelle alpine:


Tornante della vedetta:


Postazione di vedetta:


L'ardito sentiero di arroccamento che collega la strada degli Eroi, il Soglio dell'incudine e il Cògolo Alto, realizzato dai soldati italiani nella tarda estate del 1916,  quando, passato il pericolo della Strafexpedition austriaca si rese urgente e necessario il collegamento  tra il Pian delle Fugazze  e la sommità del Pasubio, fino allora  raggiungibile sono dalla Val Canale o dalla strada degli Scarubbi.
Il Soglio dell'incudine (quota 2114 mt) divenne un importante osservatorio, vigilante soprattutto sul Cosmagnon, ed in seguito  anche prezioso centro dell'artiglieria italiana. Furono scavate delle  caverne per postarvi i pezzi e per ospitare le riservette delle munizioni ed i serventi; nell'agosto 1917  vi erano presenti 8 pezzi 75 mm,  2 da 87,  2 mortai da 149 e 2 obici da 210. L'incudine fu unito al Fondovalle con due grandi teleferiche partenti dai pressi dell'attuale rifugio Balasso  e con l'altra alle porte del Pasubio. Fu inoltre dotato di una grande cisterna per l'acqua potabile sollevata dalle sorgenti di Malga Busi.
Il collegamento tra la mulattiera  d'arroccamento dell'incudine, e quindi con la galleria D'Havet, e le porte del Pasubio fu realizzato  nell'ultimo trimestre del 1917 ad opera della 126a compagnia Zappatori del Genio, diretta dal tenente Giordano Carocari

Oltre si iniziano a vedere le opere della teleferica e in alto l'ex rifugio militare:


Uno sguardo indietro al mare di nuvole:


Arriviamo alla stazione di monte dell'ex teleferica:


Opere di guerra:


L'ex rifugio militare e le sottostanti gallerie:


Arriviamo alla sella dell'incudine e proseguiamo sempre per il sentiero 398:


Uno sguardo indietro al mare di nuvole:



Ad 1 h dalla partenza

Eccoci in cima al Soglio dell'Incudine:


Le stelle alpine abbondano:


Ci avviciniamo alle gallerie:



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La natura trova sempre il modo di appropriarsi di qualsiasi luogo:


Tra le molte gallerie che si aprono sul versante meridionale del Cògolo Alto, particolarmente importante fu la "Galleria Zamboni" dedicata il generale Umberto Zamboni che l'11 Aprile 1917 successe alla guida della Brigata Liguria al generale Achille Papa, chiamato a comandare la 44' Divisione sul Pasubio. La Galleria Zamboni fu realizzata per mettere in comunicazione direttamente il settore sommitale del Pasubio con l'Alpe di Cosmagnon. Quando la conca occidentale del massiccio fu riconquistata dalle truppe italiane nell'ottobre 1916, si fece particolarmente urgente collegarle le Porte del Pasubio con la sella del Cosmagnon, da cui si poteva accedere al ciglione Lora-Sogi o ai Panettoni. L'esecuzione del lavoro fu affidata alla 112'  compagnia zappatori del 2° Genio. Il reparto, agli ordini del capitano Giovanni Flauto, iniziò la costruzione della "Strada Lora - Cògolo Alto" nell'aprile 1918 con un plotone di 40 uomini diretto dal tenente Renato Quaglia. il tragitto prescelto prevedeva l'attraversamento del Cògolo Alto con una galleria e il superamento della testata di Val delle Prigioni con un sentiero d'arroccamento in discesa appena sotto il ciglio, in modo da rimanere al coperto dal tiro nemico. La galleria, che alla fine avrà uno sviluppo di 222 m, fu iniziata da entrambi  i lati, superando notevoli difficoltà. L'ultimo diaframma fu abbattuto il 28 luglio e il 31 la galleria fu percorsa dal generale Carlo Ferrario, comandante della 55° Divisione:



Subito dopo la serie di gallerie troviamo la breve deviazione per gli Scaffali della Memoria:


Questi "Scafali della Memoria" raccolgono e conservano in silenzio i resti di quell'umanità che nei lunghi mesi della guerra ha vissuto questa montagna. E' quel che rimane di una tragedia direttamente provata sulla carne da migliaia di uomini. Attraverso di essi il ricordo delle vicende di quel conflitto, delle sofferenze, dell'odio e della condivisione di un destino drammatico, giunge tangibile fino a noi indicandoci sentieri di conoscenza e di rispetto nel grande patrimonio della nostra memoria collettiva:




A pochi metri dagli Scaffali della Memoria è stato allestito un piccolo museo all'aperto con i resti ritrovati in queste zone:


Ritorniamo sulla via per l'ex rifugio militare:


Quasi arrivati:


Il Cògolo Alto (2150 m), conosciuto in guerra come Cocuzzolo meridionale del Palon, era la posizione immediatamente a ridosso della linea di resistenza italiana sul Pasubio. Come tale divenne il luogo in cui erano alloggiate le truppe di pronto intervento, capaci di accorrere in caso di attacco austriaco contro il Dente Italiano, punta più avanzata dello schieramento. Sul Cògolo Alto, nel versante meridionale, sorgeca un vero piccolo villaggio chiamato "villaggio Marchisio" (dal nome del colonnello Pierangelo Marchisio, comandante del 158° Reggimento fanteria della Brigata Luguria deceduto l'8 agosto 1915 sul fronte isontino) formato da ricoveri in muratura e in legno e da numerose caverne, a cui si accedeva inizialmente con un ardito sentiero di arroccamento proveniente dalla camionabile che saliva dal Pian delle Fugazze. In seguito il rovescio del Cògolo Alto fu collegato alle Porte del Pasubio da un sentiero che percorreva la testata dell'alta Val Canale. Il fondamentale presidio era costituito da 500 soldati in grado di intevenire tempestivamente in caso di necessità. le truppe giungevano a Cima Palon percorreno un camminamento, scavato in roccia e coperto, quindi entravano nella Galleria Papa e giungevano al Dente Italiano. Nella caverna sommitale del Cògolo Alto, oltre a postazioni per armi automatiche e artigierie da montagna, era stata ricavata una grande cisterna in cui era accumulata l'acqua potabile proveniente dalla sorgente di Malga Busi e sollevata fin qui con km di tubazioni. A testimonianza di ciò rimane, poco lontano, un lavatoio in cemento all'aperto. Sul Cògolo Alto sono presenti i ruderi dell'ex Rifugio militare, realizzato nella seconda metà degli anni 20 per ospitare il custode della Zona Sacra:


Nella galleria limitrofa sono presenti i resti della cisterna dell'acqua "potabile":


Proseguiamo per comodo sentiero:


In breve arriviamo alla cresta del Palon:


Dove si trova la postazione d'artiglieria di piccolo calibro italiana:


E altri resti di postazioni:


A 2 h dalla partenza

La Cima Palon (2232 m), massima elevazione del Pasubio, divenne il fulcro principale di tutta la linea difensiva italiana sul Massiccio. Occupata il 18 maggio 1916 dai soldati italiani che retrocedevano sotto la violenta spinta della Strafexpedition austriaca e poco dopo dai fanti della Brigata Volturno precipitosamente accorsi, fu in seguito trasformata in un'autentica fortezza, vigilante sulla linea di massima resistenza italiana che, con il Dente italiano, divenne il nucleo centrale della difesa italiana. L'esposizione di queste posizioni ai tiri dell'artiglieria avversaria costrinse le truppe ad incavernarsi, dapprima in buche, poi in gallerie che divennero, col passare dei mesi, sempre più ampie e comode.


La Cima Palon:


Nell'inverno 1916-17 il generale Achille Papa, allora comandante della Brigata Liguria e poi della 44a divisione, fece iniziare la costruzione della lunga galleria (che da lui prende il nome) che dalla Cima del Palon, in discesa, portava alla Selletta Damaggio, tra il Palon ed il Dente Italiano. La galleria Papa aveva uno sbocco in prossimità della Selletta Damaggio (ad oriente) e, da qui, un camminamento portava in breve all'entrata del sistema sotterraneo del Dente Italiano. In seguito fu realizzato il raccordo diretto tra il Palon e il Dente con un tratto che, dalla galleria Papa, si portava sotto la selletta Damaggio e si collgava con la galleria Ferrario del Dente. Nella galleria Papa, che era larga 3 metri e alta 2 metri ed aveva uno sviluppo di 190 metri, si trovavano 4 cannoni da campagna, 7 mitragliatrici, 2 lanciafiamme, riservette per le munizioni, gruppo elettrogeno per illuminazione, centrale telefonica, ricoveti per circa 250 uomini, posto di medicazione e di comando. Vi era inoltre una grande vasca per l'acqua potabile, capace di 60.000 litri, che arrivava con una tubazione proveniente dalla centrale di Malga Busi e che alimentava anche l'altro serbatoio in caverna presso la Selletta Damaggio:


L'imbocco della galleria Papa:


Da quassù si vede la Chiesetta del Pasubio, nel pomeriggio passeremo a visitarla, è una delle tappe dell'itinerario:


In lontananza scorgiamo l'Adamello, la Presanella e Cima Brenta:



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Sempre in cima si trova l'osservatorio Italiano rivolto verso la parte occidentale del Pasubio:


Che comunica con una galleria con un pozzo con tanto di scalette per scendere:


Fate attenzione quando entrate in questa galleria, il pozzo non è segnalato ed è facile non vederlo in quanto gli occhi devono avere il tempo di abituarsi all'oscurità


Interno della galleria che comunica con l'osservatorio:


Usciti dalla galleria ecco un cavo che aiuta la discesa verso la Selletta Damaggio:


Da questa angolazione oltre alla Chiesetta ora scorgiamo anche una importante trincea:


Scesi alla Selletta Damaggio scorgiamo l'uscita della galleria Papa:


La Breve depressione rocciosa (2200 m) che separa Cima Palon dal Dente Italiano fu dedicata al tenente Salvatore Damaggio, da Gela (provincia di Caltanisetta), comandante, nel 1916, della Sezione Mitragliatrici del IV° battaglione dell'86° Reggimento di fanteria della Brigata Verona. Nel corso della violenta battaglia sferrata il 2 luglio 1916 dagli austriaci della 10° Brigata da montagna e dal 1° Reggimento Kaiserjager per impossessarsi della parte meridionale del Pasubio, il tenente Damaggio, sopravvissuto con sette uomini ai terribili bombardamenti dell'artiglieria avversaria, seppe opporsi validamente al tentativo avversario di sfondare la precaria linea italiana nei pressi di quota 2081 (vicino alla Chiesetta del Pasubio). Due mitragliatrici, estratte inaspettatamente funzionanti dalle macerie della sconvolta postazione, sapientemente dirette dall'ufficiale, spararono circa 22.000 colpi contro i reparti austriaci che provenivano dalla zona di Sette Croci costringendo gli esausti attaccanti a rientrare nelle proprie linee senza conseguire alcun risultato tattico. La battaglia del 2 luglio, ricordata ogni anno con una solenne cerimonia presso l'Ossario del Pasubio, costò ingenti perdite per entrambe le parti: 2.797 soldati italiani e 587 austriaci fra morti, feriti e dispersi


A 2,5 h dalla partenza

Il Dente Italiano (2200 m) fu l'ultimo baluardo che si oppose alla travolgente avanzata austriaca iniziata il 15 maggio 1916. Esso fu occupato alle ore 5 del 19 maggio dai fanti del III° battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno, saliti precipitosamente nella notte per la strada degli Scarubbi per opporsi ai reparti imperiali della 10° Brigata da montagna, che avevano ormai raggiunto il Dente Austriaco. Da allora l'Italienische Platte - com'era chiamato dagli austriaci - divenne la posizione chiave più avanzata di tutto il fronte italiano del Pasubio. Per consentire la vita sulla tormentata posizione, i genieri italiani ricavarono nella roccia una vera cittadella sotterranea. Nella primavera del 1917 fu costruita la cosidetta "galleria alta del Dente", a forma di anello che aveva sbocchi laterali per armi automatiche e pezzi di artiglieria. Nella galleria trovavano posto i vari servizi, come il gruppo elettrogeno per l'illuminazione, i depositi di viveri, acqua e munizioni, i posti di medicazione, i comandi. La galleria, che era lunga 110 metri con una sezione di 2,20 x 2,50 metri, presentava sul davanti, verso il Dente Austriaco, il cosidetto Pozzo Forni, un'ampia finestra dalla quale venivano sgombrati i materiali di scavo. La "galleria alta del Dente" fu in seguito collegata alla "galleria Papa" proveniente da Cima Palon con un tratto ricavato sotto la depressione che separa le due cime (Selletta Damaggio). In autunno, dal punto più basso della galleria Papa, fu realizzata la "galleria Ferrario", con due rami che uscivano ad est e ad ovest. Essa ebbe uno sviluppo di circa 140 metri e permetteva alle truppe che vi giungevano da Palon, di uscire alle spalle dell'attaccante nel caso avesse sfondato la linea di difesa. Il Dente Italiano era armato con 5 mitragliatrici, 2 bocche di fuoco d'artiglieria ed un lanciafiamme, integrate da 12 mitragliatrici appostate sulla vicina cima Palon e sul Cògolo Alto. In esso potevano trovare posto circa 500 uomini con tutti i mezzi di sussistenza necessari. Nella parte bassa del Dente, da luglio 1917, fu realizzato un sistema di gallerie di contromina che da ovest a est cingevano il lato nord della postazione, nel tentativo di opporsi all'avanzare dell gallerie Austriache


Una delle gallerie del Dente Italiano:


Galleria costruita dal 2° reparto zappatori 157° reggimento fanteria (25/9/1917) con finestrelle per mitragliatrice e osservatorio:


Saliamo sul Dente Italiano


Una croce ricorda i caduti:


Dalla cima si vede il Dente Austriaco, un basso quel che resta della parte di montagna distrutta dalle mine:


Scendiamo nella "forcella" fra i due denti, a sinistra i detriti derivanti dallo scoppio delle mine che sconvolsero questa montagna:


Guerra di mine. Alla fine di settembre del 1917, iniziò una serie di esplosioni che, fino al marzo dell'anno successivo, sconvolsero il profilo del Dente Italiano, provocando perdite non indifferenti da entrambe le parti. Vi furono complessivamente 10 esplosioni: 5 austriache (29 settembre, 24 dicembre 1917 e 2 febbraio, 4 febbraio, 13 marzo 1918) ed altrettante italiane (2 ottobre, 22 ottobre 1917 e 21 gennaio, 13 febbraio, 5 marzo 1918). L'ultima mina austriaca (13 marzo 1918) fu la più grande esplosione verificatasi su tutto il fronte italiano nella Grande Guerra. Furono allestite due camere di scoppio, riempite con 20 e 30 tonnellate di esplosivo per un totale di 50.000 kg e furono predisposti 200 punti di accensione. Alle 5,27 si verificò la colossale esplosione, al boàto seguì lo schianto delle rocce frantumate e quindi una straordinaria eruzione di fiamme, alte fino a 30 metri, e di almeno 30 esplosioni di gas. Le fiamme penetrarono anche nel Dente Austriaco, invadendo la galleria Ellison e uscendo sulla sommità, investendo 2 ufficiali e 13 soldati che stavano per rioccupare l'avamposto, 3 si essi morirono e gli altri restarono gravemente intossicati e ustionati. Le perdite italiane furono considerevoli: 5 morti e 2 feriti del Genio, 49 morti e 21 feriti nella fanteria (Brigata Piceno). Si concluse così, senza alcun risultato tattico, la grandiosa guerra di mine sul Pasubio, durata ben 17 mesi provocando complessivamente 112 caduti italiani, mentre si contarono 29 morti fra minatori e kaiserjager austriaci.

Il dente Italiano e quel che resta di questa parte di montagna sfregiata dalle mine:


Saliamo sul Dente Austriaco e troviamo molte postazioni di tiro:


Galleria austriaca di ricovero:


Numerose sono le trincee:


A 3 h dalla partenza

Il Dente Austriaco (2203 m), uno squadrato roccione, lungo poco più di 200 metri e largo 80, fu occupato il 20 maggio 1916 dalle truppe imperiali della 10° Brigata da montagna austriaca che, con la colonna guidata dal maggiore Polaczek, si stabilirono sulla sua sommità, nel pieno della Strafexpedition. Da quel momento il dente Austriaco, Oesterreichische Platte, divenne la posizione più importante dell'intero schieramento imperiale sul Pasubio e rimase in possesso dei reparti austroungarici fino alla fine del conflitto. il 1° Reggimento Kaiserjager, che presidiava il dente, resistette valorosamente i violenti quanto inutili attacchi sferrati tra il 10 e 13 settembre e tra il 9 e il 20 ottobre 1916 dagli alpini dei battaglioni Monte Berico, cervino, Exilles, Aosta e dai fanti della Brigata Liguria. In soli 11 giorni di operazioni su tutto il fronte d'attacco, gli italiani persero 4370 soldati e gli austriaci 3492: in totale quasi ottomila soldati fuori combattimento. l'imminente inverno non consentì ulteriori scontri e le linee raggiunte dopo i combattimenti di ottobre 1916 rimasero, fine alla fine della guerra. Sotto la guida del colonnello brigadiere Ellison, il Dente Austriaco fu trasformato in una fortezza capace di resistere a qualsiasi tentativo di conquista ed in grado di svolgere una rilevante funzione offensiva, in quanto poteva esercitare azione di fuoco fiancheggiante sia sulla selletta antistante, sia ai lati, verso il Cosmagnon da una parte e le Sette Croci dall'altra. Nel Dente gli austriaci realizzarono 10 postazioni per mitragliatrice e 6 pezzi per artiglieria, disposte su due piani, al di sotto dei quali vi era un terzo piano logistico. Per la difesa esterna schieravano, in camminamenti e trincee: ben 18 lanciabombe, 12 lanciagranate, 4 lancia fiamme, 3 cannoni da 75 mme 2 da 37 mm, integrati da 10 postazioni per mitragliatrice. Inoltre all'interno trovavano posto una cisterna d'acqua potabile, la sala dei compressori, la sala macchine, la postazione dei riflettori, la sala di controllo e distribizione dell'energia elettrica, la centrale telefonica, la sala impianti di ventilazione. Vi erano, infine, numerose caverne per il ricovero del personale e degli addetti alla difesa


La particolare struttura dei Denti Italiano ed Austriaco, la loro vicinanza e gli infruttuosi attacchi, indussero ben presto entrambi i contendenti a ricorrere alla guerra di mine. Furono gli austriaci che adottarono per primi questo tipo d'offesa sotterranea. Dal novembre 1916 scavarono una lunga galleria (chiamata galleria Ellison, dal nome del loro Comandante) di circa 270 metri che, partendo dal lato nord del Dente Austriaco, s'incuneava nelle viscere del monte fino a raggiungere il lato nord del Dente Italiano, passando decine di metri sotto la selletta trai due Denti. Solamente alla fine di luglio 1917 gli Italiani, dopo estenuanti servizi d'ascolto, si convisero della nuova modalità offensiva nemica e predisposero immediatamente la realizzazione di gallerie di contromina (Napoli, Treviso, Reggio, belluno e Zero) con lo scopo di intercettare ed interrompere i lavori avversari


Altre postazioni austriache:


Altre postazioni austriache:


Trincea in cemento:


Una volta scesi dal Dente Austriaco troviamo le Sette Croci:


Dopo una pausa riprendiamo il sentiero verso la chiesetta e troviamo la Selletta Comando:


A 4 h dalla partenza

La Selletta Comando (2075 m), in guerra conosciuta come quota 2081, è la depressione che separa il Costone Orientale del Palon dal Corno del Pasubio. Dai comandi italiani era considerata il punto più vulnerabile della linea di resistenza italiana sul Pasubio, come aveva dimostrato la sanguinosa battaglia del 2 luglio 1916, nel corso della quale i reparti austriaci attaccanti erano stati sul punto di sfondare proprio questa zona. La zona della Selletta era battuta in continuazione dall'artiglieria austriaca, tanto che era impossibile tenerla occupata stabilmente da truppe, per cui i soldati erano ricoverati in numerose caverne o in baracche in muratura costruite su posizioni defilate. Al centro della Selletta vi era la grande caverna coperta che ospitava il comando di settore, di norma assunto dal comandante del battaglione di fanteria che presidiava questo tratto di fronte. Pochi metri più avanti vi era la trincea di prima linea che proveniva da Cima Palon lungo il Costone Orientale e proseguiva, sulla destra, fino a raggiungere il Corno del Pasubio e più inlà il nido d'Aquila, il Passo dell'Ometto, il Passo degli Alberghetti e la Punta delle Lucche. La Selletta Comando era difesa efficacemente dai tiri incrociati di artiglierie leggere e mitragliatrici. Dalla galleria Papa di Cima Palon le numerose feritoie consentivano tiri fiancheggianti da ovest, mentre ad est, sul rovescio del Corno del Pasubio, era stata realizzata una caratteristica gradinata di 12 appostamenti per mitragliatrici, i cui tiri d'infilata, potevano battere il terreno davanti alla quota 2081, le postazioni più avanzate e la Selletta fra i Denti Italiano ed Austriaco


Arriviamo quindi alla Chiesetta del Pasubio:


Poco sotto sorge l'Arco Romano, eretto in pietra del Pasubio, fu costruito nel 1935 su iniziativa del Comune di Schio e dedicato ai caduti dispersi nel campo di battaglia pasubiano. L'opera fu edificata all'interno del muretto perimetrale che delimitava il Cimitero "Di qui non si passa", realizzato durante la guerra dai fanti della Brigata Liguria, e prese il posto del monumentino costruito in origine dai soldati sul cocuzzolo di quota 2035, poco sopra la galleria ossario destinata a raccogliere i resti umani di tanto in tanto rinvenuti. L'Arco Romano fu inaugurato solennemente il 15 agosto 1935 alla presenza di numerosi ex combattenti e autorità militari e civili, tra cui il Maresciallo d'Italia Guglielmo Pecori Giraldi, comandante della 1a Armata durante la guerra


"Di qui non di passa" il cimitero realizzato durante la guerra dai fanti della Brigata Liguria:


Ora la larga camionabile ci porta in breve al Rifugio Papa:


A 4,5 h dalla partenza

Il rifugio Papa, punto di arrivo delle 52 gallerie, della Strada degli Eroi proveniente dalla galleria D'Havet e della Strada degli Scarubbi:


Percorriamo la strada degli Eroi direzione Galleria D'Havet:


Attraversiamo alcune gallerie:


E' lunga circa 2 km e scavata interamente su roccia:


A 5 h dalla partenza

Arriviamo alla Galleria D'Havet:


Al di là della galleria non ci sono più le nuvole basse, percorriamo un tratto di strada fatto stamattina in navetta e incontriamo il sentiero che porta al Pian delle Fugazze:


Il sentiero è parte in bosco:


Ogni tanto incrocia la Strada degli Eroi:


E in parte si percorre la stessa Strada degli Eroi:


Da galleria d'Havet al parcheggio di Pian delle Fugazze sono circa altri 2 km:


A 6 h dalla partenza

Arrivati al parcheggio di Pian delle Fugazze e quindi alla nostra auto:



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