domenica 9 giugno 2019

Monte Zebio (Asiago) e trincee prima guerra mondiale

Zona: ALTOPIANO DI ASIAGO - MONTE ZEBIO
Partenza: Sant'Antonio-Colonia (1149 mt)  Parcheggio https://goo.gl/maps/fpvGK3BT42YckA5d9
Arrivo: Monte Zebio (1708 mt)
Dislivello: 550 mt
Difficoltà: E (Escursionistica)
Periodo consigliato: da metà Primavera ad Autunno inoltrato (evitare periodi di caldo intenso)
Tempo di percorrenza: 3 h escluse soste e visite trincee
Cartina Tabacco n° 50



Il territorio delle prealpi vicentine, nello straordinario scenario montano e pedemontano incluso tra i limiti naturali che cingono a ovest la vallata dell'Agno e ad est quella del Brenta, è ancora oggi fortemente caratterizzato dalle testimonianze del patrimonio storico di uno degli episodi più tragicamente importanti dell'intera stria dell'umanità: la Grande Guerra. Proprio quell'evento ha fortemente e indissolubilmente connotato l'ambiente, incorporandolo definitivamente nella storia. In questi luoghi, forse più che altrove, la natura è natura trasformata dagli uomini, è storia.
Così segnato è questo territorio dalla storia del sacrificio umano, così diffuse ed estese sono le tracce che gli avvenimenti epocali della Grande Guerra hanno lasciato, che questo ambiente non è più solo un semplice fatto di natura, ma natura marcata dall'azione determinante dell'uomo e, per questa via, assume il significato di memoria collettiva, il valore di bene culturale.
Il monte Zebio, grazie alla sua posizione centrale, divenne caposaldo di enorme importanza della linea di resistenza austriaca che (tra l'estate del 1916 e l'autunno del 1918) si snodava dalla Val d'Assa all'Ortigara, toccando il monte Colombara, i Granari di Boscosecco, i monti Forno, Chiesa e Campogoletti. Per tale motivo dopo il ripiegamento delle truppe a seguito del fallimento della Strafexpedition, lo Zebio venne attrezzato alla difesa con un complesso sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna creando una linea di difesa inespugnabile e di perfezione costruttiva che costituisce, ancora oggi, un esempio dell'ingegno e del lavoro umano nella trasformazione di un'altura in apparenza insignificante in un vero e proprio caposaldo difensivo. Una fortezza naturale inutilmente attaccata dalle brigate Sassari, Milano, Pesaro, Piacenza, e dai reggimenti bersaglieri 5°, 9° e 14°. Nel corso dell'estate del 1916 i reparti italiani (ed in particolare le brigate Sassari e Piacenza) attaccarono ripetutamente le posizioni austriache ancora in fase di realizzazione. Tutti gli attacchi ebbero tuttavia esiti infelici se si eccettua l'occupazione del pianoro semicircolare, posto a quota 1706 (nei pressi dell'attuale rifugio dell'Angelo), avvenuta il 6 luglio 1916. Nel mese di Ottobre gli italiani riuscirono ad occupare la quota 1603 detta "La Lunetta": la posizione che verrà poi abbandonata, in seguito a contrattacchi austriaci, rimanendo "terra di nessuno". Sullo sperone roccioso della Lunetta, tuttavia, gli italiani realizzarono un piccolo osservatorio al quale era possibile accedere mediante alcune scale a pioli.

Per raggiungere il monte Zebio possiamo lasciare la nostra auto presso S.Antonio, dove sorge una Colonia:


Il sentiero da percorrere non è altro che la mulattiera della Prima Guerra Mondiale:


...che si addentra fra i boschi e le faggete:


...con alcuni tratti al sole:


E' ancora molto visibile il passaggio del Ciclone Vaia...:


...che ha devastato le Dolomiti Venete e Trentine nei giorni 29 e 30 Ottobre 2018


In lontananza il centro abitato di Asiago:



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La desolazione dopo il passaggio di Vaia:


Tratto di sentiero che percorreremo al ritorno (perche la parte iniziale è molto ripida, meglio proseguire per la mulattiera):


Stiamo per arrivare al bivio, diritti andremmo a cima Portule...:


...noi seguiamo a sinistra verso il monte Zebio:


La strada si fa più pianeggiante:


Iniziano a vedersi le prime opere di guerra:


Ed eccoci quasi arrivati alla zona del caposaldo:


Malga Zebio:



Siamo praticamente ai piedi del caposaldo austriaco:


Dopo breve pausa continuiamo per la mulattiera:


...che ci porta alle opere di guerra:





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Non tutte le gallerie sono agibili:





Resti di baraccamenti:


Arrivo della teleferica:



Gallerie e ricoveri:








Una volta visitate tutte le trincee e gallerie ci dirigiamo verso il bivacco dell'Angelo:


E' privato percui non è possibile bivaccare:


Scendiamo per il sentiero n° 832:


Seguiamo le tracce:


E ci ricongiungiamo alla mulattiera attraverso il fitto bosco (sentiero ripido):


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